“Curarsi in compagnia”

La psicoterapia di gruppo è una forma di terapia trasversale ai diversi orientamenti (esiste una psicoterapia di gruppo di tipo psicoanalitico, cognitivo-comportamentale, gestaltica, rogersiana, sistemica ecc) e si occupa di più persone contemporaneamente.

Questa forma di terapia nacque agli inizi del secolo scorso in ambito medico e trovò applicazione nel campo della psicologia intorno agli anni ‘30- ‘40. In quegli anni si sviluppò grazie al lavoro di medici britannici per ridurre l’elevata richiesta che la psicoterapia individuale non riusciva a gestire, soprattutto nei reduci di guerra traumatizzati, rivelandosi efficace e accessibile a più persone contemporaneamente, anche da un punto di vista economico.

Attualmente, esistono diversi gruppi terapeutici, classificabili in quattro categorie principali: gruppi terapeutici, gruppi esperienziali- di sostegno, gruppi pedagogici- riabilitativi, gruppi formativi.

Nei “gruppi terapeutici tradizionali”, lo psicoterapeuta è una figura di riferimento esterna, che analizza ed interpreta tutto ciò che accade in gruppo (le relazioni tra i membri, le esplorazioni e condivisioni dei partecipanti, i confronti, i conflitti). Le comunicazioni sono mediate dal terapeuta che consegue un obiettivo “curativo”. I partecipanti fanno esperienza di sé, in relazione agli altri e in relazione al gruppo, il quale assume le sembianze di un’altra entità. Il terapeuta pone attenzione ai singoli membri, al gruppo nel suo insieme e all’atmosfera di gruppo.

I gruppi “esperienziali- di sostegno”, facilitano nei partecipanti la conoscenza dei sentimenti nel momento stesso in cui sono vissuti, hanno finalità di sostegno reciproco e di conoscenza di sé in relazione agli altri. Un esempio potrebbe essere un gruppo costituito da genitori di adolescenti con problemi o da figli di genitori separati. Il conduttore presta attenzione ai partecipanti e al processo del gruppo (come evolve il gruppo), il suo compito è quello di facilitare il sostegno reciproco tra i membri, di mantenere un’animazione di gruppo e di riportare verbalmente il significato di ciò che accade. Generalmente questi gruppi hanno una durata più breve dei gruppi terapeutici, ma possono stimolare nei membri una richiesta di psicoterapia individuale.

Un esempio di gruppi esperienziali è costituito dai “gruppi di incontro” creati da Carl Rogers, in cui il terapeuta facilita la condivisione e l’incontro autentico tra i partecipanti, non interpreta, non è esterno (come nei gruppi terapeutici tradizionali), può condividere lui stesso la propria esperienza (come nei gruppi di auto- aiuto). Il terapeuta o facilitatore ha una modalità di intervento, a volte vicina al “gruppo di auto- aiuto” favorendo il sostegno reciproco, altre volte vicina al “gruppo terapeutico tradizionale” con finalità curativa ed esplorativa, perseguendo l’ulteriore obiettivo di sviluppo del potenziale umano, in accordo con i principi della psicologia Umanistica e dell’Approccio centrato sulla persona.

I gruppi “pedagogici e riabilitativi” partono generalmente da un compito prefissato, l’attenzione è centrata sull’acquisizione o il recupero di competenze e il conduttore stimola i partecipanti a svolgere il compito. E’ costituito da persone che condividono la stessa esperienza e offrono sostegno reciproco, l’esperto designato è colui che ha vissuto l’esperienza comune specifica e viene giudicato come riferimento perché l’ha superata con successo. Lo psicoterapeuta può essere presente ed in questo caso avere un ruolo legato al dare informazioni su aspetti psicologici, ma non è una figura essenziale, anzi a volte può ostacolare l’apertura delle persone. Questo tipo di gruppo ha un funzionamento legato all’imitazione di persone che hanno attraversato e superato la stessa esperienza e infondono speranza negli altri partecipanti. Ne sono un esempio i gruppi di auto- aiuto costituiti da persone che vogliono smettere di fumare o di bere.

Esistono infine, i gruppi “formativi” legati all’apprendimento di un’abilità, che si svolgono in ambito lavorativo o scolastico.

Al di là della specificità di ogni gruppo, vengono riconosciuti dei “fattori comuni” che facilitano il cambiamento, alcuni dei quali sono: attrazione (vicinanza tra le persone che assumono comportamenti diversi rispetto alla quotidianità), presenza umana (entrare in contatto autentico con altre persone diverse da sé), rispecchiamento (riconoscere aspetti di sé attraverso lo specchio altrui), universalità (sentire di non essere soli nello stesso disagio), condivisione (sensazione di sentirsi uniti nella stessa situazione emotiva), coesione (attenzione e attrazione reciproca), altruismo (offrire oltre che ricevere cura reciproca fa aumentare l’autostima e la percezione di sé come persona attiva), fornire informazioni, infusione della speranza, rassicurazione, ricapitolazione correttiva di relazioni familiari (fare esperienze nuove di sé in relazioni importanti), socializzazione, imitazione, apprendimento interpersonale, catarsi, attenuazione di sentimenti di vergogna.

Il gruppo accoglie sentimenti molto intensi e offre una possibilità di arricchirsi attraverso “l’incontro” con gli altri, per questo motivo può suscitare processi di profondo cambiamento.

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1 Response to “psicoterapia di gruppo”



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