Archive for the 'attualità' Category

Aver cura di te

IMG_1588Nella vita, si può accompagnare un figlio con attenzione a premura, nonostante i limiti, nonostante la morte. Gesti semplici che segnano il tempo, comunicano presenza, rassicurano, offrono opportunità.
Questa storia ne è la commovente testimonianza.

http://www.corriere.it/caffe-gramellini/17_settembre_29/avro-cura-te-9fab7dea-a554-11e7-ac7b-c4dea2ad0535_amp.html

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L’importanza della relazione madre- bambino nel primo anno di vita e fattori di rischio

La relazione tra madre e bambino, costituisce, sin dalla nascita, una risorsa fondamentale per lo sviluppo affettivo infantile. Ci si riferisce alla relazione con la madre o con il caregiver (ovvero la figura di riferimento principale che si prende cura del bambino in maniera continuativa).

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Esistono tuttavia delle condizioni di rischio che possono compromettere la qualità della relazione e conseguentemente anche la capacità del bambino di sviluppare al meglio le proprie competenze relazionali e il senso di sicurezza personale.

Secondo Sroufe (1996), il bambino impara a regolarsi proprio grazie all’esperienza di regolazione vissuta con la madre o con la persona che si prende cura di lui. La capacità di regolarsi e organizzarsi è fondamentale affinché il bambino impari ad affrontare efficacemente i fattori di stress durante la crescita.

Preservare il senso di una solida sicurezza emotiva attraverso una buona relazione, rappresenta dunque un importante obiettivo per organizzare le emozioni, i comportamenti e la valutazione di sé e delle relazioni interpersonali (Barone, 2007).

Durante l’interazione avvengono innumerevoli scambi di comunicazione e si stabilisce uno stato di connessione e reciproca regolazione delle emozioni. Tutto ciò è possibile grazie alla capacità della madre di comprendere empaticamente le emozioni, di anticipare i bisogni del bambino e di soddisfarli al momento giusto secondo una sincronia temporale (Tronick e Weinberg, 1997). Tuttavia è irrealistico pensare che una madre debba essere sempre presente ed empaticamente disponibile; infatti nella quotidianità  si verificano molteplici momenti di stress relazionale in cui il bambino è sregolato (piange, urla, richiama la madre) e la madre non è disponibile al momento. Solitamente, tra i 6 ed i 12 mesi, nella relazione i due partner sembrano consolidare la presenza dell’altro, alimentando un processo di comunicazione più complesso dove sintonizzazione, rottura e riparazione si alternano in modo continuo (Beebe e Lachmann, 2002; Sroufe,1995).

La capacità materna di riconoscere le rotture nella sintonia e di riconnettersi col bambino può offrire esperienze di rinnovata sicurezza e fortificare il senso di autoefficacia del bambino. Con la crescita, le coppie madre-bambino mostrano un aumento del loro livello di coordinazione, nei termini di corrispondenza e sincronia (Cohn e Tronick, 1989).

 

La qualità della relazione tra madre e bambino deriva dall’intreccio tra le precoci competenze del bambino e la capacità della madre di interpretarne adeguatamente i segnali, rispondendovi secondo modalità appropriate.

Nell’ambito delle relazioni significative, il bambino apprende progressivamente specifici stili di regolazione della propria tensione emotiva affidandosi alla disponibilità emotiva della madre (Emde, 1980; Sorce e Emde, 1981), la quale, fungendo da elemento regolatore esterno, ne modula gli stati emotivi interni. La corretta interpretazione dei segnali e delle richieste, anche implicite, del bambino si basa sulla tendenza della madre a non produrre distorsioni di significato in base alle proprie aspettative o inferenze, in quanto si fonda su una predisposizione empatica ed accogliente, che tiene conto soprattutto della lettura del suo stato affettivo (Stern, 1985).

La letteratura scientifica, evidenzia come le madri che presentano un rischio depressivo e in condizioni di stress psicosociale, manifestano una maggiore probabilità di condizionare la relazione col neonato interferendo con il processo di sviluppo di un solido senso di sicurezza personale. Le madri che presentano questo doppio rischio, mostrano una minore sensibilità e una più scarsa capacità di cooperazione, uno stato affettivo negativo, una più elevata presenza di comportamenti che interferiscono con lo stato affettivo del bambino. (Tambelli, A.M. Speranza, C. Trentini, F. Odorisio, 2010).

Le madri depresse mostrano importanti limitazioni nell’espressione degli affetti e una  difficoltà a sintonizzarsi con gli stati affettivi dei figli (Stern, 1989), non riuscendo ad accoglierne le emozioni e i bisogni di connessione emotiva. Tale atteggiamento protratto nel tempo, può progressivamente indurre i bambini a  rappresentare se stessi come non competenti e ad avere una scarsa fiducia nella relazione con la madre.

In sintesi, la depressione materna, associata al rischio di vari fattori di stress psicosociale (basso livello socio-economico; isolamento delle famiglie dal contesto sociale; difficoltà economiche e lavorative; disoccupazione; condizioni abitative inadeguate per igiene e spazi; emarginazione sociale), sembrerebbero i più forti elementi predittivi delle conseguenze negative nel bambino ad un anno di vita (Seifer, Dickstein, Sameroff, Magee e Hayden, 2001).

Pertanto, ampliare il focus sulla qualità della relazione con le figure di riferimento, consente di comprendere meglio il normale sviluppo del bambino, così come gli eventuali esiti in senso psicopatologico.

Per tale motivo, interventi che consentono di migliorare la qualità della relazione madre- bambino, hanno anche un valore altamente preventivo di futuri esiti psicopatologici nei bambini.

convegno “Voglio vivere libero, scelgo la legalità”

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Siete invitati al convegno organizzato dallo Sportello Informativo per la Prevenzione dell’Usura e del Sovraindebitamento del Comune di Roma, che si terrà il 26 Novembre alle ore 16.00 presso la Biblioteca Elsa Morante, via Adolfo Cozza 7, Ostia Lido di Roma

Ai genitori


Essere genitori è uno dei compiti più impegnativi che possa esistere, ma è anche uno dei più complessi e gratificanti in quanto influisce direttamente nell’animo dei nostri figli: gli adulti di domani.

Nessuno, se non la nostra esperienza, ci insegna ad essere genitori. Ci si scontra quotidianamente con le proprie paure, responsabilità, limiti e potenzialità in un mondo in cui conta molto più “avere” anziché “essere”.

I manuali si occupano spesso di offrire informazioni sull’arte di essere genitori, offrendo utili spunti di riflessione per comprendere tale complessità, ma può capitare che il genitore si senta solo nel vivere la propria interiorità, i dubbi e  insicurezze che insorgono nella gestione dei problemi quotidiani.

Gli articoli, di seguito pubblicati costituiscono spunti di riflessione per aumentare le informazioni in possesso e per stimolare una discussione partecipata “in rete” al fine di ridimensionare la sensazione di solitudine.

“Essere genitori” vuol dire, non solo occuparsi di soddisfare i bisogni primari  e secondari dei propri figli, come offrire loro cibo acqua, un tetto, dei vestiti, dei giochi e tutto ciò che può essere utile per vivere, ma anche e soprattutto l’impegno di confrontarsi con la propria e la loro interiorità.

Si tratta di un rapporto unico, intimo e profondo che inevitabilmente mette a contatto con le proprie emozioni  più profonde, così come con i bisogni dei figli, in contesto di sensazioni amplificate.

I consigli su “come fare” devono essere integrati  da un riconoscimento interiore di possedere un intimo valore e un’ autorevolezza che prescindono dagli errori che si possono commettere. In tal modo si potrà attingere alla “propria saggezza interiore”, a ciò che di più profondo e creativo c’è in ognuno.

La consapevolezza, la fiducia e l’accettazione sono le fondamenta della propria  forza interiore, ciò che spinge ad essere più autentici e liberi di scegliere, ciò che facilita l’incontro e la vicinanza nelle relazioni con i propri figli e con gli altri.

“Essere genitori” vuol dire fidarsi della propria esperienza, della propria capacità di reagire e far fronte ai segnali talvolta enigmatici inviati dai figli, affinché possano crescere in modo sano e i genitori stessi, arricchirsi con loro in un processo di scambio.

“Essere genitori” vuol dire “essere nel presente”, il tempo che vivono i figli, e imparare a calare le conoscenze, i consigli e l’esperienza passata in ciò che si vive al momento. Quando si sentirà che le proprie energie saranno esaurite si dovranno trovare nuovi modi per fidarsi dei propri istinti, emozioni e bisogni .

Tutto ciò può essere emozionante, rischioso e rassicurante al tempo stesso, poiché si constata che non ci sono ricette preconfezionate che funzionano sempre e comunque, piuttosto ognuno deve trovare il proprio modo di essere, apprendendo da tutte le fonti utili e dalla fiducia nei propri istinti.

A volte, la bellezza di essere genitori, la sensazione di far parte di un meraviglioso, emozionante e faticoso territorio che ha stravolto la precedente vita, si perde nella banalità di ogni giorno. Se ci si lascia sopraffare dalle preoccupazioni che opprimono, si perde anche la  ricchezza del presente, nella convinzione che tutto ciò che accade può andar bene perché privo di conseguenze sui nostri figli.

L’infanzia è un momento di sfide ed emozioni forti in cui gli affetti profondi possono essere accolti e rispettati o traditi, feriti e al tempo stesso, passare inosservati da parte dei grandi. E’il periodo delle aspettative dei genitori sui figli, spinte che possono deviare lo sviluppo naturale delle loro potenzialità, provocando un’ intima sensazione di alienazione di sé.

E’ il tempo della spensieratezza, del presente, dell’assenza di passato, del tutto o niente, del qui ed ora.

E’ utile che i genitori, in questo delicato e impegnativo compito di accompagnare i figli nella vita, possano appropriarsi di ogni strumento di consapevolezza a loro disposizione, per non sentirsi soli e  sguarniti di fronte alle difficoltà e ai dubbi.

Dunque genitori … Buon cammino!


luglio: 2018
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