Archive for the 'Uncategorized' Category

“E c’è dell’oro credo, in questo tempo strano”

IMG_0545
Il periodo che stiamo vivendo in questi mesi costituisce, come afferma il prof. Guglielmo Gullotta, “un esperimento sociale tragico, inaspettato e per certi versi istruttivo”. Abbiamo assistito al fatto che il mondo intero si è rinchiuso in casa senza eccessive coercizioni se non fosse la terribile minaccia esterna dettata dalla pandemia. Abbiamo così rinunciato alle nostre certezze, “la nostra vita quotidiana fatta di rapporti interpersonali, viaggi, lavoro; questo indipendentemente dall’età, dal sesso, dal fatto di essere ricchi, poveri, famosi o sconosciuti”.
Di fronte ad un pericolo esterno comune, le persone tendono ad aggregarsi mettendo da parte i propri conflitti e le proprie divergenze, per affrontare uno stress così potente come quello che stiamo vivendo.

“Nove Marzo duemilaventi”
“Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.
Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.
(…)

Adesso siamo a casa.
È portentoso quello che succede.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.
È potente la terra. Viva per davvero.
(…)
Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.
(…)
Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.
Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.
Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.
A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora –
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro”.
Poesia di Mariangela Gualtieri

Abbiamo vissuto un tempo lento, fermato dalla paura, e la paura oltre a frenarci, a metterci in discussione, ha in sé un’opportunità: aprirci la strada di un’avventura, ridisegnare le giornate, aiutarci a sentire, ascoltare, osservare, riscoprire la lentezza, semplicità, la bellezza, la pienezza del fare attraverso le mani.

Adesso, mentre ripartiamo dovremmo promettere a noi stessi di non dimenticare…
“Lì, nel fare gioioso del corpo”, aggiunge la poetessa, “c’è una meraviglia, un segreto che forse le nostre nonne conoscevano bene, forse le donne trovavano a volte in questo fare armonioso, una piccola libertà. Dovremo imparare a trovare nuovi modi di esprimere la nostra affettività, stando lontani”.
“Ci dovevamo fermare e non ci siamo riusciti”, mentre la natura canta, riprende i suoi spazi. Quasi a dirci che può fare a meno di noi, alludendo al nostro antropocentrismo. Aggiunge la poetessa in un’intervista (Espresso del 17 Maggio 2020): “Bisogna fare un giuramento. Impegnarsi con tutte le forze a non ripetere gli errori fatti. Ognuno dovrebbe promettere a se stesso, ai propri figli, alla terra, al cielo, un diverso comportamento. Si deve ricominciare da ciò che ci tiene in vita, aria acqua, cibo. Equilibrio tra noi e ciò che ci nutre. Un patto tra noi e gli altri, tra noi e la natura”.

Difatti, nel corso dei secoli l’uomo si è spesso ritenuto centro dell’Universo, sovrano della storia. I momenti critici tuttavia, gli ricordano la propria fragilità, la propria umanità.
Oggi più che mai, la nostra sopravvivenza minacciata , ci svela vulnerabili e imperfetti.
L’attacco del coronavirus abbatte la grande illusione di essere emancipati dalla Natura, dall’armonia con Essa, come se non ne facessimo parte. Ci ricorda l’essenziale. Ci riporta all’essenza, al valore della vita.

“Tutto intero contro il cielo”

img_1004-2
“Il nostro primogenito al suo primo anno di college arriva a casa all’una e mezza di notte il giorno del Ringraziamento accompagnato da un amico. Quando aveva chiamato per informarci che non sarebbe riuscito ad essere a casa per cena come avevamo sperato, ci eravamo sentiti tutti delusi e per un pò avevo sentito qualcosa di più forte della delusione. Lasciamo la porta aperta come d’accordo. Gli abbiamo detto di svegliarci al suo arrivo, ma non ce n’è bisogno. Lo sentiamo entrare. Malgrado i suoi tentativi di fare piano, la sua energia è esuberante, giovane, vitale. Sale di sopra. Lo chiamiamo, bisbigliando per non svegliare le sue sorelle. Lui entra nella nostra stanza buia. Ci abbracciamo. Poiché dormo accanto alla porta, sono io il più vicino a lui. Si sdraia sul mio petto e si protende a stringere entrambi con le braccia, ma soprattutto con tutto il suo essere. E’ felice di essere a casa. Rimane lì steso di traverso sul mio corpo, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ogni traccia di fastidio per l’ora tarda e di delusione perché non è arrivato per cena svanisce all’istante.
Sento la felicità irradiare da lui: non c’è nulla di troppo esuberante nè di eccessivo. Sembriamo vecchi amici che si ritrovano, e molto di più, è una sorta di celebrazione familiare. E’ a casa adesso qui nella stanza, al buio. Appartiene a questo posto. Il legame è palpabile tra noi tre. Una sensazione di gioia mi riempie il petto, insieme a una serie di immagini della mia vita con lui, catturate nella pienezza del momento. Questo enorme diciannovenne sdraiato sopra di me, che ho tenuto tra le mie braccia quanto più ho potuto, finché non si è divincolato ed è scappato nel mondo, anche adesso con la sua barba mal curata e la muscolatura possente è mio figlio. Io sono suo padre. Myla è sua madre, Lo sappiamo senza dirlo, immersi nelle nostre diverse felicità che ci uniscono” (Jon Kabat- Zinn, tratto da “Genitori consapevoli” di cui è coautore insieme alla moglie Mila)
Un’immagine nitida, un ricordo molto intimo associato ad un momento di ordinaria vita familiare che onora il legame tra un padre e un figlio.

“Esistono distanze infinite anche tra gli esseri umani più vicini”, come sosteneva Rilke. Se davvero accettassimo questo, per quanto terribile possa sembrare, si potrebbe vivere fianco a fianco in modo meraviglioso, rispettando quella distanza che ci consente di vedere l’altro “tutto intero contro il cielo”.

“SIAMO NATI PER EMOZIONARCI”

E.Hopper
(E.Hopper)

“Siamo nati per emozionarci” anche la scienza ce lo dice…
Le emozioni, ci accompagnano silenziosamente, altre volte, negate o rinnegate, urlano per farsi sentire.
Se solo potessimo fidarci di più, il nostro tempo sarebbe più ricco, le nostre scelte più complete, la nostra solitudine meno spaventosa, le nostre relazioni più autentiche, la nostra normalità meno noiosa.

http://www.iodonna.it/personaggi/interviste-gallery/2015/12/18/vittorio-gallese-lo-studioso-dei-neuroni-specchio-siamo-nati-per-emozionarci/

IMG_2289 (Alice/ Bansky)

A te, che leggi queste poche parole, ti avvicini timidamente al Natale sentendo il peso di una mancata presenza a te stesso, felice ma non proprio.
Forse arrabbiato con qualcuno che deludendoti, non ha saputo sceglierti tra tanti, o disorientato perché qualcuno è andato via, non potendo scegliere di restare, o forse sei solo, pur essendo tra tanti che, intorno a te appaiono sfocati nei contorni di una quotidianità fatta di distanze e assenze.
Con fiducia puoi regalarti presenza, ripartire da te, investire in te e garantirti il dono più importante qui, ora.
A chi puó darsi opportunità. Ai miei clienti, ai miei utenti, grazie.

Aver cura di te

IMG_1588Nella vita, si può accompagnare un figlio con attenzione a premura, nonostante i limiti, nonostante la morte. Gesti semplici che segnano il tempo, comunicano presenza, rassicurano, offrono opportunità.
Questa storia ne è la commovente testimonianza.

http://www.corriere.it/caffe-gramellini/17_settembre_29/avro-cura-te-9fab7dea-a554-11e7-ac7b-c4dea2ad0535_amp.html

Uno spaccato di vita familiare: le liti e i bisogni dei figli

“Anche libero va bene” il film

  • “Anche libero va bene”, film

 

Non si può rimanere indifferenti di fronte agli occhi sgranati di un bambino che osserva basito, rassegnato e impotente, le liti, le accuse, le ingiurie di un genitore contro l’altro.

Non si può rimanere indifferenti di fronte al silenzio di un figlio che vede il proprio genitore arrendersi alle proprie fragilità. Lentamente, rischia di morire la sua fiducia, le sue speranze, la sicurezza, nei confronti degli altri e di se stesso.

Ci sono momenti in cui la famiglia attraversa una crisi… con i suoi errori, i suoi tentativi di ricucire strappi, le sue umanità disperate, i suoi vuoti incolmabili e i suoi sentimenti, intensi, incontrollabili.

Questa scena tratta dal film “Anche libero va bene” (2006) diretto da Kim Rossi Stuart, descrive uno spaccato di vita familiare, in cui divampa il conflitto. Racconta di come “gli adulti rischiano di commettere errori molto più grandi e gravi di quanto non facciano i cosiddetti piccoli”, (Kim Rossi Stuart, 2006) esponendo i figli ad una precoce assunzione di responsabilità.

Tommi ha undici anni e vive a Roma con la sorella Viola, poco più grande di lui, e il padre Renato. Nonostante l’assenza di una figura materna, i tre riescono a tirare avanti superando difficoltà di vario genere. Il ritorno improvviso di Stefania, la madre, che scopriamo più volte aver abbandonato la famiglia, riapre laceranti conflitti e antiche ferite. Tommi, che ha sedimentato una forte diffidenza nei suoi confronti, le resiste, mentre, contemporaneamente, vede sgretolarsi l’immagine mitica del padre, tramutandosi in quella di un uomo, con le sue fragilità.

A volte nelle separazioni conflittuali, anche altri bambini come Tommi, assistono impotenti, al crollo delle proprie certezze, spesso soffrendo in silenzio. Sperano di essere visti e protetti nonostante tutto, nella speranza di una rinnovata serenità.

“Perché non tornate insieme?”

“Ho paura di rimanere solo”

“Ho sempre mal di pancia”

“Non voglio cambiare casa”

“Come sarà il mio futuro?”

“Perché litigano sempre?”

“Cosa penseranno di me le maestre e i miei amici?”

Sono solo alcune delle tante domande, che occupano la mente dei figli, mentre fanno i conti con una obbligata perdita di serenità; possono vivere emozioni particolarmente intense nel silenzio della propria solitudine (tristezza, angoscia, confusione, rabbia, timore, paura, confusione) all’ ombra di un conflitto che annulla ogni possibilità di essere visti, riconosciuti, accolti.

I figli hanno bisogno di essere ascoltati, di essere informati, di essere rassicurati. Ma soprattutto, hanno bisogno di continuare ad accedere ai due genitori e alle relative famiglie d’origine. Per i bambini è importante poter “mettere parola” (F. Dolto,1985) sull’ esperienza vissuta; poter condividere con gli altri ciò che vivono e ciò che pensano della vicenda del divorzio dei propri genitori alla ricerca di strategie buone per vivere questa transizione familiare complessa (Scabini & Cigoli, 2000; 2012).

E’ dunque importante per loro, poter recuperare e/o rafforzare quel sentimento di appartenenza al nucleo familiare e alle stirpi paterna e materna, che può essere compromesso per la crisi della coppia (Tamanza & Marzotto, 2010).

Anche durante le crisi familiari, come la separazione o l’allontanamento di un genitore, è importante continuare a garantire una comunicazione centrata sul bambino usando alcune piccole ma importanti attenzioni:

  • rassicurare i bambini che entrambi i genitori continuano a volergli bene;
  • spiegare loro, quello che sta accadendo e parlare di quello che si prova;
  • adattare la comunicazione all’ età dei bambini;
  • essere consapevoli del proprio linguaggio non verbale;
  • utilizzare una comunicazione il più possibile breve e mirata;
  • Incoraggiare i bambini a fare domande ed essere disponibili ad accogliere i loro interrogativi anche in momenti successivi.

Come genitori, come professionisti della relazione d’aiuto, abbiamo la responsabilità di  continuare a focalizzarci sui bisogni dei figli in crescita.

Nonostante le crisi personali e relazionali, si può continuare a sostenere la loro fiducia, ponendosi come riferimenti sicuri a cui affidarsi.

 

Una nuova prospettiva per prevenire e affrontare il malessere relazionale

PER FAMIGLIE E COPPIE

14519688_313052682388748_9185098298157899890_n

La Video Intervention Therapy

Dottoressa Valeria Papa
Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta VIT

Nella quotidianità familiare, ii problemi da gestire, più o meno grandi, possono essere molteplici. Figli che non collaborano in casa, che rifiutano di fare i compiti, che non vogliono mangiare o dormire, fratelli che litigano e molto altro.
Spesso il genitore può prevedere quello che accadrà con suo figlio o tra i suoi bambini, sa già quali saranno le situazioni che porteranno al conflitto ma non trova soluzioni efficaci per cambiarle. Altre volte invece le trova con grande soddisfazione.
Difatti, ci sono delle sequenze nella relazione che si ripetono, ma solo alcune cementano la sicurezza personale, altre sequenze la minano.
Con la VIT i genitori vedono con l’aiuto del terapeuta ciò che accade tra di loro, tra loro e i loro figli, tra i bambini stessi, in modo più chiaro.
La Video Intervention Therapy- VIT è particolarmente indicata nella terapia familiare perché attraverso l’osservazione della relazione (i filmati si possono girare nel contesto di vita abituale), permette di cogliere sfumature nel comportamento, che non emergerebbero altrimenti così chiaramente.
Osservare insieme l’interazione fa sì che il genitore possa avere una prospettiva più completa. Appaiono chiaramente le RISORSE e le COMPETENZE di ciascuno, le capacità già presenti da far crescere e le abilità che possono essere sviluppate ulteriormente.
Con l’aiuto del terapeuta, i genitori comprendono come realizzare cambiamenti nella PRATICA quotidiana.
La VIT ha il pregio di essere una terapia particolarmente efficace perché permette ai genitori o ai coniugi di acquisire consapevolezza riguardo a quei comportamenti specifici che innescano una “reazione a catena” che conduce ai principali nodi problematici della relazione.
Il filmato si rivede poi insieme al terapeuta che aiuta le persone a individuare le interazioni ben funzionanti e quelle critiche, sostenendole nel superare le difficoltà.
La VIT è utilizzabile in tutti gli ambiti in cui è protagonista la relazione, sia per prevenire che per affrontare efficacemente il malessere relazionale.
Si usa molto bene anche per la terapia di coppia per cogliere aspetti meno evidenti della comunicazione che generano incomprensioni o conflitti.
Infatti l’oggetto della VIT non è la psicopatologia del singolo ma le micro comunicazioni verbali e non verbali TRA le persone.

N.B. Tutti i filmati sono protetti da segreto professionale

Dottoressa Valeria Papa
Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta VIT
Via Boezi 73, Roma (zona Infernetto)
Riceve su appuntamento 3932281924

Congresso Attaccamento e Trauma, Roma 2016

14543799_1164189390313558_3064237266950594638_o-1

Con Allan Schore

 

Rainer Maria Rilke: “Essere destinati ad amare un altro essere umano. Forse è questo il più difficile di tutti i nostri compiti, il più importante, l’ultimo esame, l’ultima prova da superare, il lavoro che rende ogni altro un mero esercizio preparatorio. Proteggersi reciprocamente dalla propria solitudine: ritengo che sia questa la più elevata missione di un legame tra due persone” (tratto dall’intervento del prof. Allan Schore al Congresso attaccamento e trauma, Roma 2016)

Congresso Attaccamento e Trauma, Roma 2016

attachement and trauma congress

14448812_1213791762007746_1876680481280937276_n

Con Daniel Siegel

Gruppi di parola

I gruppi di Parola rivolti a figli di genitori separarti o che stanno affrontando la separazione, sono un efficace strumento di intervento in un momento familiare tanto delicato come la separazione.
I figli sono sempre coinvolti nella separazione dei genitori e a volte non sanno con chi parlare di come si sentono o di quello che pensano o non sanno come esprimere le loro emozioni.
Il gruppo di parola valorizza la condivisione e il contatto con le emozioni e i sentimenti talvolta difficili, legati all’esperienza della separazione familiare.
E’un luogo dove dar parola a quei pensieri che occupano la mente dei bambini senza trovare risposte efficaci, consentendo di rielaborarli in modo più efficace.
Il gruppo di parola costituisce un ponte che facilita la comunicazione tra i figli e i genitori, laddove si è inceppata a causa di conflitti, distacchi o qualunque altro fattore possa aver causato una frattura.
Il gruppo permette di esprimere ciò che i figli vivono, di fare liberamente delle domande e ottenere informazioni, di dar voce alle emozioni, di non sentirsi soli e trovare nel gruppo una rete di scambio, di trovare dei modi per comunicare più chiaramente con i genitori, vivere più serenamente i passaggi da un genitore all’altro.
Ma soprattutto,fare esperienza di un clima accogliente in cui affrontare tematiche importanti con l’aiuto di professionisti esperti nell’ascolto dei bisogni dei bambini che vivono la separazione.
Il gruppo di parola prevede 4 incontri della durata di due ore. Nell’ultima ora del quarto incontro è prevista la presenza dei genitori come importante momento di condivisione.


settembre: 2020
L M M G V S D
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  

Archivi