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la psicoterapia: una prospettiva di cambiamento

flying-seagull-1635494Si può cambiare con la parola? Si può guarire con farmaci? I pareri al riguardo sono discordanti. Alcuni modelli diffusi nella società ci dicono come dovremmo essere: dovremmo essere efficaci in ogni circostanza, non chiedere mai aiuto, non sbagliare mai, trovare la soluzione migliore nel minor tempo possibile. Si propongono guarigioni rapide: esiste una pillola per l’obesità, per la magrezza, per l’impotenza, ma ci si chiede se è realmente così anche per timidezza, insicurezza, ansia, tristezza, depressione, insonnia. Ci si chiede se basta davvero un farmaco per sconfiggere ansia e depressione con effetti duraturi nel tempo, come credono alcuni, convinti di poter assoggettare la mente al corpo.

Tuttavia, nella realtà non si può artificialmente operare una tale separazione: l’uomo è un essere complesso e irriducibile ad un insieme di muscoli e collegamenti nervosi, per questo occuparsi di mente e di corpo contemporaneamente rende rispetto alla complessità della natura umana.

La psicoterapia ha la funzione di aiutare la persona a realizzare il cambiamento, ad aumentare la propria consapevolezza, a sviluppare potere personale; il farmaco ha la funzione di attenuare la sintomatologia presentata dalla persona. Ciò che può funzionare realmente, non è certo una politica di esclusione reciproca, ma un’integrazione reale tra i due approcci alla natura umana, a fronte di una reale necessità.

Una definizione abbastanza neutrale della psicoterapia, che non tiene conto delle specificità di ogni scuola di pensiero, la descrive come un Incontro tra terapeuta e paziente/cliente, in cui si assume che il cliente sia bisognoso di aiuto e richieda cura o cambiamento, mentre il terapeuta possieda determinate qualità personali e un bagaglio di conoscenze, che utilizza per aiutare a produrre un cambiamento.

La relazione terapeutica, secondo Rogers è la chiave di accesso al cambiamento ed è caratterizzata da aspetti essenziali come il rispetto profondo per l’unicità della persona e della sua esperienza, una comprensione empatica non giudicante, accettazione positiva incondizionata e congruenza: ingredienti essenziali a garantire un clima terapeutico di libertà e sicurezza.

Ogni forma di psicoterapia, differisce per via dei concetti teorici, della visione della natura umana, del cambiamento e delle tecniche psicoterapeutiche, ma è possibile rintracciare alcuni approcci principali: psicoanalitico, cognitivo- comportamentale, umanistico e sistemico.

Nonostante i metodi terapeutici siano andati moltiplicandosi, a partire dalla fondazione della psicoanalisi, numerose ricerche scientifiche sull’ efficacia della psicoterapia hanno evidenziato alcuni dati fondamentali:

— nessun approccio terapeutico può vantare risultati positivi significativamente maggiori rispetto agli altri

— l’efficacia di un approccio terapeutico è dovuto, non tanto alle tecniche specifiche tipiche di ogni singolo metodo, quanto alla presenza di alcuni fattori comuni a ciascuno di essi

Si evidenzia l’ipotesi che il cambiamento terapeutico non sia dovuto direttamente all’uso di tecniche specifiche che caratterizzano un trattamento, (i cosiddetti fattori terapeutici specifici), ma alla presenza di fattori terapeutici comuni a diversi approcci, dei quali la ricerca ne ha individuati alcuni:

1) intensa esperienza affettiva: la possibilità di vivere una relazione emotiva molto forte, basata sulla fiducia e sulla sensazione di essere accettati incondizionatamente e compresi in maniera empatica. I terapeuti cioè mostrano interesse per il benessere del paziente ed incoraggiano la creazione di una relazione emotiva di fiducia e comunicazione

2) riorganizzazione cognitiva: il terapeuta facilita l’acquisizione di schemi mentali e nuovi modi di percepire sé stessi e la realtà

3) regolazione del comportamento: l’abbandono di inadeguati comportamenti e l’apprendimento di modalità più funzionali

4) contesto terapeutico (setting): l’esistenza di un ambiente sicuro, socialmente riconosciuto e protetto dal terapeuta che facilita il cambiamento

5) modello terapeutico: un orientamento teorico-pratico condiviso e accettato dal paziente e dal terapeuta

Grazie a queste ricerche, le rigide contrapposizioni esistenti in passato tra i vari metodi hanno lasciato spazio ad un maggior confronto e integrazione reciproca.

Ogni forma di psicoterapia custodisce una chiave di accesso alla persona attraverso l’inconscio, il pensiero, le emozioni, le percezioni, il comportamento, il corpo, le relazioni.

Oggi, grazie alla maggior fruibilità di informazioni, la persona che si avvicina al mondo della psicoterapia potrà fare scelte più consapevoli e congruenti rispetto alle proprie necessità o al proprio modo di essere, sentire e vivere.

La decisione di chiedere “aiuto” merita il più profondo riconoscimento e rispetto, perché porta con sé la sofferenza intima e purtroppo a volte la vergogna, per non essere capaci di farcela da soli, ma ha anche il valore di un’opportunità di cambiamento e di crescita oltre che di rinnovata esperienza di fiducia e speranza.

 

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Mancarsi

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“Mancarsi” è un libro che ti tocca e puoi scegliere fino a che punto ti appartenga fino in fondo. Colpisce per la schiettezza e la capacità dell’autore di porre il focus su ciò che non ti aspetti.

Stupisce perché arriva subito al dunque. Poi, per confermare distrattamente  l’essenziale, narra di due anime mancanti che anelano ad incontrarsi senza conoscersi, spinte dalla certezza che sapranno riconoscersi, ritrovandosi l’una negli occhi dell’altra.

[… La qualità etiche ed anche quelle estetiche non c’entrano poi molto con i legami che si stringono per anni, le case, i figli, tutti gli investimenti collaterali (non c’entrano neanche con le separazioni in fondo) e quando ce lo domandiamo (ma tu perché mi ami?) e stiamo a sentire la risposta, rimaniamo per forza un pò delusi, quasi vorremmo replicare: “Dai che puoi fare di meglio, dimmi chi sono”, perché non è di semplici complimenti, per quanto sinceri che in quel momento andiamo alla ricerca ma di qualcosa di più intimamente effimero che ci descriva nell’immaginazione dell’altro.

Vogliamo che la persona che amiamo ci dica di essersi innamorata di noi, perché un giorno senza neanche pensarci, l’abbiamo toccata in un punto in cui non sapeva di essere sensibile, come certe carezze che arrivano molto in fondo per conto loro.

“Ti amo perché ti gratti il polso in quel modo tutto tuo”, questo vorremmo sentire piuttosto che: “Ti amo perché sei generoso e affidabile”.

C’innamoriamo di minuzie, di riflessi in cui vediamo l’altra persona come pensiamo che nessuno l’abbia mai vista e mai la potrà vedere e custodiamo questi attimi di unicità in forma di immagine, anche se negli anni sbiadisce; ma è a quell’immagine che chiediamo aiuto quando il nostro sentimento vacilla e dubitiamo di amare, allora la richiamiamo, e ci basta (quando ancora l’immagine è viva) ritrovare quel modo di bere a canna, tenendo la bottiglia distante dalle labbra, perché l’amore torni ad insinuarsi e si riaccenda, rimettendo a posto le cose, disponendole intorno a noi nell’ordine rassicurante in cui ci siamo abituati a vivere, e ci lasci dove siamo, reprimendo di schianto i progetti di fuga a cui avevamo già cominciato a lavorare.] (Diego De Silva)

Questo, il senso più concreto dei legami fatto di immagini custodite gelosamente dentro di sé.

L’importanza degli INCONTRI

 

SPAZIO alle MAMME è uno spazio di INCONTRO tra PERSONE che vivono l’esperienza di ESSERE mamma e si chiedono come affinare l’ascolto di emozioni, bisogni, aspettative e desideri che ogni giorno prendono vita nella relazione con i figli.

L’esperienza interiore di essere genitore è una grande OPPORTUNITA’ di  crescita. Tuttavia può essere sopraffatta da dubbi, problemi e conflitti con se stessi e con i figli, o essere affaticata da mancati incontri.

Essere genitore ha in sé moltissime implicazioni. “Il modo  in cui viene svolto influenza in grande misura il cuore, l’anima e la coscienza delle future generazioni, la loro comprensione dei valori e delle relazioni, la loro idea delle abilità necessarie nella vita, i loro sentimenti più profondi su se stessi e sul loro possibile ruolo in un mondo in rapido cambiamento” (Myla e Jon Kabat- Zinn)

Cogliere le opportunità di incontro e di vicinanza nella relazione o riparare  distanze tra più solitudini, non è certo facile!

In questi incontri,  ci orienteremo con premura nel territorio delle relazioni con i figli, alla ricerca di incontri possibili.

 

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Una nuova prospettiva per prevenire e affrontare il malessere relazionale

PER FAMIGLIE E COPPIE

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La Video Intervention Therapy

Dottoressa Valeria Papa
Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta VIT

Nella quotidianità familiare, ii problemi da gestire, più o meno grandi, possono essere molteplici. Figli che non collaborano in casa, che rifiutano di fare i compiti, che non vogliono mangiare o dormire, fratelli che litigano e molto altro.
Spesso il genitore può prevedere quello che accadrà con suo figlio o tra i suoi bambini, sa già quali saranno le situazioni che porteranno al conflitto ma non trova soluzioni efficaci per cambiarle. Altre volte invece le trova con grande soddisfazione.
Difatti, ci sono delle sequenze nella relazione che si ripetono, ma solo alcune cementano la sicurezza personale, altre sequenze la minano.
Con la VIT i genitori vedono con l’aiuto del terapeuta ciò che accade tra di loro, tra loro e i loro figli, tra i bambini stessi, in modo più chiaro.
La Video Intervention Therapy- VIT è particolarmente indicata nella terapia familiare perché attraverso l’osservazione della relazione (i filmati si possono girare nel contesto di vita abituale), permette di cogliere sfumature nel comportamento, che non emergerebbero altrimenti così chiaramente.
Osservare insieme l’interazione fa sì che il genitore possa avere una prospettiva più completa. Appaiono chiaramente le RISORSE e le COMPETENZE di ciascuno, le capacità già presenti da far crescere e le abilità che possono essere sviluppate ulteriormente.
Con l’aiuto del terapeuta, i genitori comprendono come realizzare cambiamenti nella PRATICA quotidiana.
La VIT ha il pregio di essere una terapia particolarmente efficace perché permette ai genitori o ai coniugi di acquisire consapevolezza riguardo a quei comportamenti specifici che innescano una “reazione a catena” che conduce ai principali nodi problematici della relazione.
Il filmato si rivede poi insieme al terapeuta che aiuta le persone a individuare le interazioni ben funzionanti e quelle critiche, sostenendole nel superare le difficoltà.
La VIT è utilizzabile in tutti gli ambiti in cui è protagonista la relazione, sia per prevenire che per affrontare efficacemente il malessere relazionale.
Si usa molto bene anche per la terapia di coppia per cogliere aspetti meno evidenti della comunicazione che generano incomprensioni o conflitti.
Infatti l’oggetto della VIT non è la psicopatologia del singolo ma le micro comunicazioni verbali e non verbali TRA le persone.

N.B. Tutti i filmati sono protetti da segreto professionale

Dottoressa Valeria Papa
Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta VIT
Via Boezi 73, Roma (zona Infernetto)
Riceve su appuntamento 3932281924

Congresso Attaccamento e Trauma, Roma 2016

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Con Allan Schore

 

Rainer Maria Rilke: “Essere destinati ad amare un altro essere umano. Forse è questo il più difficile di tutti i nostri compiti, il più importante, l’ultimo esame, l’ultima prova da superare, il lavoro che rende ogni altro un mero esercizio preparatorio. Proteggersi reciprocamente dalla propria solitudine: ritengo che sia questa la più elevata missione di un legame tra due persone” (tratto dall’intervento del prof. Allan Schore al Congresso attaccamento e trauma, Roma 2016)

Congresso Attaccamento e Trauma, Roma 2016

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Con Daniel Siegel

L’importanza della relazione madre- bambino nel primo anno di vita e fattori di rischio

La relazione tra madre e bambino, costituisce, sin dalla nascita, una risorsa fondamentale per lo sviluppo affettivo infantile. Ci si riferisce alla relazione con la madre o con il caregiver (ovvero la figura di riferimento principale che si prende cura del bambino in maniera continuativa).

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Esistono tuttavia delle condizioni di rischio che possono compromettere la qualità della relazione e conseguentemente anche la capacità del bambino di sviluppare al meglio le proprie competenze relazionali e il senso di sicurezza personale.

Secondo Sroufe (1996), il bambino impara a regolarsi proprio grazie all’esperienza di regolazione vissuta con la madre o con la persona che si prende cura di lui. La capacità di regolarsi e organizzarsi è fondamentale affinché il bambino impari ad affrontare efficacemente i fattori di stress durante la crescita.

Preservare il senso di una solida sicurezza emotiva attraverso una buona relazione, rappresenta dunque un importante obiettivo per organizzare le emozioni, i comportamenti e la valutazione di sé e delle relazioni interpersonali (Barone, 2007).

Durante l’interazione avvengono innumerevoli scambi di comunicazione e si stabilisce uno stato di connessione e reciproca regolazione delle emozioni. Tutto ciò è possibile grazie alla capacità della madre di comprendere empaticamente le emozioni, di anticipare i bisogni del bambino e di soddisfarli al momento giusto secondo una sincronia temporale (Tronick e Weinberg, 1997). Tuttavia è irrealistico pensare che una madre debba essere sempre presente ed empaticamente disponibile; infatti nella quotidianità  si verificano molteplici momenti di stress relazionale in cui il bambino è sregolato (piange, urla, richiama la madre) e la madre non è disponibile al momento. Solitamente, tra i 6 ed i 12 mesi, nella relazione i due partner sembrano consolidare la presenza dell’altro, alimentando un processo di comunicazione più complesso dove sintonizzazione, rottura e riparazione si alternano in modo continuo (Beebe e Lachmann, 2002; Sroufe,1995).

La capacità materna di riconoscere le rotture nella sintonia e di riconnettersi col bambino può offrire esperienze di rinnovata sicurezza e fortificare il senso di autoefficacia del bambino. Con la crescita, le coppie madre-bambino mostrano un aumento del loro livello di coordinazione, nei termini di corrispondenza e sincronia (Cohn e Tronick, 1989).

 

La qualità della relazione tra madre e bambino deriva dall’intreccio tra le precoci competenze del bambino e la capacità della madre di interpretarne adeguatamente i segnali, rispondendovi secondo modalità appropriate.

Nell’ambito delle relazioni significative, il bambino apprende progressivamente specifici stili di regolazione della propria tensione emotiva affidandosi alla disponibilità emotiva della madre (Emde, 1980; Sorce e Emde, 1981), la quale, fungendo da elemento regolatore esterno, ne modula gli stati emotivi interni. La corretta interpretazione dei segnali e delle richieste, anche implicite, del bambino si basa sulla tendenza della madre a non produrre distorsioni di significato in base alle proprie aspettative o inferenze, in quanto si fonda su una predisposizione empatica ed accogliente, che tiene conto soprattutto della lettura del suo stato affettivo (Stern, 1985).

La letteratura scientifica, evidenzia come le madri che presentano un rischio depressivo e in condizioni di stress psicosociale, manifestano una maggiore probabilità di condizionare la relazione col neonato interferendo con il processo di sviluppo di un solido senso di sicurezza personale. Le madri che presentano questo doppio rischio, mostrano una minore sensibilità e una più scarsa capacità di cooperazione, uno stato affettivo negativo, una più elevata presenza di comportamenti che interferiscono con lo stato affettivo del bambino. (Tambelli, A.M. Speranza, C. Trentini, F. Odorisio, 2010).

Le madri depresse mostrano importanti limitazioni nell’espressione degli affetti e una  difficoltà a sintonizzarsi con gli stati affettivi dei figli (Stern, 1989), non riuscendo ad accoglierne le emozioni e i bisogni di connessione emotiva. Tale atteggiamento protratto nel tempo, può progressivamente indurre i bambini a  rappresentare se stessi come non competenti e ad avere una scarsa fiducia nella relazione con la madre.

In sintesi, la depressione materna, associata al rischio di vari fattori di stress psicosociale (basso livello socio-economico; isolamento delle famiglie dal contesto sociale; difficoltà economiche e lavorative; disoccupazione; condizioni abitative inadeguate per igiene e spazi; emarginazione sociale), sembrerebbero i più forti elementi predittivi delle conseguenze negative nel bambino ad un anno di vita (Seifer, Dickstein, Sameroff, Magee e Hayden, 2001).

Pertanto, ampliare il focus sulla qualità della relazione con le figure di riferimento, consente di comprendere meglio il normale sviluppo del bambino, così come gli eventuali esiti in senso psicopatologico.

Per tale motivo, interventi che consentono di migliorare la qualità della relazione madre- bambino, hanno anche un valore altamente preventivo di futuri esiti psicopatologici nei bambini.


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