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Aver cura della propria esperienza

Per molto tempo mi era sembrato che la vita, la vita reale, stesse per cominciare. Ma c’era sempre qualche ostacolo lungo il percorso, una prova da superare, una questione irrisolta, del tempo da dedicare a qualcos’altro, un debito da pagare. Poi la vita sarebbe cominciata: Alla fine ho capito che questi ostacoli erano la mia vita” (Tratto da “A Jennifer con amore” di James Patternson)

E ho iniziato a vivere i miei giorni come se fossero tutti ugualmente importanti.

Un tempo però banalizzavo le abitudini, e senza rendermene conto lasciavo scorrere il mio tempo aspettando un futuro che inseguivo ardentemente, che mai arrivava. Iniziavo a diventare impaziente nell’ attesa, poi insoddisfatta, poi delusa, poi triste, con la sensazione di non avere memorie, né momenti da salvare in cui trovare rifugio e conforto.

Sentivo correr via il mio tempo senza poter fermare attimi e sensazioni. Lasciavo svanire la mia storia nell’oblio, nella noia, nell’assenza: una sensazione di impotenza e di profonda delusione per ciò che ero diventata, arida, povera, chiusa, illusa e delusa nell’aspettativa di rincorrere un ideale che, illusoriamente, sembrava nascondere il segreto della mia felicità.

Stranamente però, non raggiungevo mai quella sensazione di pace e di piena soddisfazione; un misto di angoscia e impazienza  occupava i miei spazi, mente divenivo sempre più insofferente alla mia insofferenza.

Poi ad un tratto ho iniziato ad aver paura di perdermi e impercettibilmente, senza rendermene conto,  a desiderare presenza, la mia.

Accettare e ascoltare: parole che continuano a risuonarmi nelle orecchie e nel cuore.

La più difficile conquista della mia vita, eppure la cosa migliore che potessi regalare a me stessa.  La mia salvezza è stata dunque l’esperienza di ascoltare la paura di non essere abbastanza, di non corrispondere all’ideale di me, di non avere una vita perfetta, e riconoscere in questa iniziale percezione di mancanza una reale opportunità. (Tratto dalla mia esperienza come persona e come terapeuta)

In fondo cosa siamo, se non la nostra storia, la nostra esperienza?

Questa, la chiave del cambiamento reale, un cambiamento possibile che passa attraverso l’esperienza e la fatica di accoglierla.

Diversamente, nell’inseguire acriticamente rigidi modelli di riferimento, rischiamo di offuscare la nostra storia in un tempo indefinito di oblio; rischiamo di perderci in sensazioni vuote o confuse da angoscia.

Aver fiducia nella propria esperienza e nella propria capacità di essere presenti a se stessi, è un obiettivo non facile da raggiungere quando si è abituati a  giudicare il valore personale, unicamente sulla base dei successi. Troppo spesso, affrontiamo  la vita sottoponendoci al vaglio del giudizio proprio e altrui sulla base dei risultati ottenuti. Ma rischiamo  di dimenticare il valore imprescindibile di sé, al di là degli errori, degli sbagli, degli intoppi, dei rallentamenti, dei propri limiti.

Due frasi di Rogers continuano ad orientare la mia crescita personale e professionale: “Tutto quello che sono è sufficiente, se solo riesco ad esserlo” (Carl Rogers, Potere Personale) e “L’esperienza è per me la maggior autorità”. (Carl Rogers, La terapia centrata sul cliente)

– Una tendenza positiva:

Esiste nell’essere umano una forza essenzialmente positiva, che Rogers chiama tendenza attualizzante. L’uomo possiede dunque una energia che, quando non viene ostacolata, lo spinge naturalmente verso ciò che è il suo bene.

La psicoterapia ha la funzione di facilitare il cambiamento  e consentire a questa forza di operare in direzione dell’autorealizzazione personale. Si tratta di una tendenza che ha bisogno di un contesto di relazioni umane positive per poter funzionare e che tende a preservare la vita, a difendere dalla minaccia, a orientare verso la crescita e attualizzare le proprie potenzialità.

Il comportamento della persona è motivato dalla tendenza attualizzante perché esprime il tentativo di soddisfare i bisogni così come sono vissuti: quando la persona sente un bisogno, percepisce una tensione verso la soddisfazione. In quest’ottica, le emozioni, rappresentano la chiave di accesso alla persona, perché indicano la strada per accedere ai bisogni.

L’essere umano è considerato come un “agente di scelte, libero e responsabile”, la sua natura è positiva, degna di fiducia e razionale, quando la persona vive in accordo con essa.

Se la persona ha un “concetto di sé” realistico, cioè se c’è corrispondenza tra le qualità che pensa di possedere e quelle che realmente possiede, sarà congruente e potrà svilupparsi in modo autonomo e soddisfacente.

Ogni essere umano vive immerso nell’ esperienza in continuo cambiamento, di cui è il centro. L’esperienza o “campo fenomenico”, è il mondo privato della persona e comprende tutto ciò che vive in un dato momento, ne consegue che la persona reagisce non alla realtà, ma a come la vive internamente. Questo mondo privato, può essere conosciuto fino in fondo solo dalla persona stessa; da qui la convinzione che il terapeuta può facilitare la consapevolezza nel cliente, non sostituirsi a lui.

– il concetto di sè:

Rogers, spiega non solo come si forma la personalità, ma anche come nascono il disadattamento e il disturbo psichico. Per Rogers, il concetto di sé si forma nell’infanzia. Il bambino piccolo, sin dalla nascita,  sceglie o rifiuta le esperienze,  in rapporto al modo in cui possono agevolare o ostacolare le esigenze dell’organismo.  Inizialmente il bambino non è in grado di distinguere tra ciò che è “Io” da ciò che non lo è, solo in seguito, quando inizia a differenziarsi, si forma gradualmente il “concetto di sé”, che consiste nella percezione di sé, del sé in relazione agli altri e ai valori legati a tali percezioni.

Tuttavia, lo sviluppo del sé è determinato significativamente dalle valutazioni altrui, poiché si instaura un processo mediante il quale il bambino sente un forte bisogno di considerazione positiva rispetto alle persone significative. Se i genitori assicurano amore, stima, sicurezza e considerazione incondizionata, il suo “concetto di sé” si baserà sull’esperienza in modo libero e autonomo, nel senso che le esperienze saranno vissute coerentemente al “concetto di sé” e ai bisogni percepiti. La tendenza attualizzante guiderà il bambino e poi l’adulto verso la piena autorealizzazione. Se, viceversa, la considerazione positiva viene offerta in modo condizionato, al punto che il bambino percepisce il messaggio “Ti amo a condizione che tu…(come ti voglio)”, il bambino (che è bisognoso di tale considerazione), interiorizzerà  valori, mete, modi di essere incongruenti con la propria valutazione organismica. In questo modo il “concetto di sé” si formerà su basi esterne e rigide e le esperienze verranno  selezionate o distorte pur di mantenere la coerenza interna, esse non fluiranno più liberamente in accordo con l’organismo e con la tendenza attualizzante.

Difatti, quando la rottura tra il concetto di sé e l’esperienza è troppo grande e le difese non svolgono più la loro funzione di protezione, nasce uno stato di incoerenza interna e il disagio psicologico.

– la terapia:

Uno degli obiettivi della terapia rogersiana è quello di risanare  la discrepanza fra il sé e l’esperienza, facilitando nella persona la capacità di riappropriarsi dei propri vissuti, negati pur di gratificare il bisogno di accettazione positiva incondizionata. Per fare questo il terapeuta crea un clima di fiducia e di assenza di giudizio. Gli strumenti terapeutici considerati da Rogers come necessari e sufficienti a garantire una modificazione della personalità sono l’empatia, la considerazione positiva incondizionata e la congruenza. La congruenza è una condizione di consapevolezza e totale apertura del terapeuta alla propria esperienza, a tutto ciò che in ogni momento si affaccia alla sua coscienza ed è pronto a comunicarlo, se rilevante per il cliente. L’accettazione positiva incondizionata è una condizione di profondo rispetto verso il cliente priva di giudizi di valore; è la capacità del terapeuta di accettare l’altro senza giudizi, anche se possiede valori e una visione del mondo fortemente diversa; è la capacità di non giudicare ma di accogliere l’altro come persona. L’empatia è la capacità del terapeuta di comprendere il cliente immedesimandosi nel suo mondo come se fosse il proprio. Sentire l’ira, la paura, l’odio, il turbamento dell’altro senza aggiungervi la propria.

– il cambiamento:

Un sano cambiamento terapeutico consente alla persona di liberarsi dalla tensione interiore e dall’ansia, di avere un concetto di sé più realistico, di adattarsi efficacemente alla realtà, di acquisire un sistema di valori profondamente radicato in sé e nella propria esperienza. La psicoterapia consente alla persona di riacquisire la capacità di essere in contatto con i propri bisogni, e con ciò il potere di fare delle scelte che siano profondamente e autenticamente sue. Il processo di cambiamento, inoltre  consente al cliente di percepire se stesso in modo più funzionale, come persona con più valore e più capacità di affrontare la vita. In tal modo,  la persona tenderà  a fondare i propri criteri di valutazione all’interno e non all’esterno, a considerare le esperienze come positive o negative in funzione di una valutazione interna. Inizierà  porre le basi della propria libertà e responsabilità.

La vita:

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