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Uno spaccato di vita familiare: le liti e i bisogni dei figli

“Anche libero va bene” il film

  • “Anche libero va bene”, film

 

Non si può rimanere indifferenti di fronte agli occhi sgranati di un bambino che osserva basito, rassegnato e impotente, le liti, le accuse, le ingiurie di un genitore contro l’altro.

Non si può rimanere indifferenti di fronte al silenzio di un figlio che vede il proprio genitore arrendersi alle proprie fragilità. Lentamente, rischia di morire la sua fiducia, le sue speranze, la sicurezza, nei confronti degli altri e di se stesso.

Ci sono momenti in cui la famiglia attraversa una crisi… con i suoi errori, i suoi tentativi di ricucire strappi, le sue umanità disperate, i suoi vuoti incolmabili e i suoi sentimenti, intensi, incontrollabili.

Questa scena tratta dal film “Anche libero va bene” (2006) diretto da Kim Rossi Stuart, descrive uno spaccato di vita familiare, in cui divampa il conflitto. Racconta di come “gli adulti rischiano di commettere errori molto più grandi e gravi di quanto non facciano i cosiddetti piccoli”, (Kim Rossi Stuart, 2006) esponendo i figli ad una precoce assunzione di responsabilità.

Tommi ha undici anni e vive a Roma con la sorella Viola, poco più grande di lui, e il padre Renato. Nonostante l’assenza di una figura materna, i tre riescono a tirare avanti superando difficoltà di vario genere. Il ritorno improvviso di Stefania, la madre, che scopriamo più volte aver abbandonato la famiglia, riapre laceranti conflitti e antiche ferite. Tommi, che ha sedimentato una forte diffidenza nei suoi confronti, le resiste, mentre, contemporaneamente, vede sgretolarsi l’immagine mitica del padre, tramutandosi in quella di un uomo, con le sue fragilità.

A volte nelle separazioni conflittuali, anche altri bambini come Tommi, assistono impotenti, al crollo delle proprie certezze, spesso soffrendo in silenzio. Sperano di essere visti e protetti nonostante tutto, nella speranza di una rinnovata serenità.

“Perché non tornate insieme?”

“Ho paura di rimanere solo”

“Ho sempre mal di pancia”

“Non voglio cambiare casa”

“Come sarà il mio futuro?”

“Perché litigano sempre?”

“Cosa penseranno di me le maestre e i miei amici?”

Sono solo alcune delle tante domande, che occupano la mente dei figli, mentre fanno i conti con una obbligata perdita di serenità; possono vivere emozioni particolarmente intense nel silenzio della propria solitudine (tristezza, angoscia, confusione, rabbia, timore, paura, confusione) all’ ombra di un conflitto che annulla ogni possibilità di essere visti, riconosciuti, accolti.

I figli hanno bisogno di essere ascoltati, di essere informati, di essere rassicurati. Ma soprattutto, hanno bisogno di continuare ad accedere ai due genitori e alle relative famiglie d’origine. Per i bambini è importante poter “mettere parola” (F. Dolto,1985) sull’ esperienza vissuta; poter condividere con gli altri ciò che vivono e ciò che pensano della vicenda del divorzio dei propri genitori alla ricerca di strategie buone per vivere questa transizione familiare complessa (Scabini & Cigoli, 2000; 2012).

E’ dunque importante per loro, poter recuperare e/o rafforzare quel sentimento di appartenenza al nucleo familiare e alle stirpi paterna e materna, che può essere compromesso per la crisi della coppia (Tamanza & Marzotto, 2010).

Anche durante le crisi familiari, come la separazione o l’allontanamento di un genitore, è importante continuare a garantire una comunicazione centrata sul bambino usando alcune piccole ma importanti attenzioni:

  • rassicurare i bambini che entrambi i genitori continuano a volergli bene;
  • spiegare loro, quello che sta accadendo e parlare di quello che si prova;
  • adattare la comunicazione all’ età dei bambini;
  • essere consapevoli del proprio linguaggio non verbale;
  • utilizzare una comunicazione il più possibile breve e mirata;
  • Incoraggiare i bambini a fare domande ed essere disponibili ad accogliere i loro interrogativi anche in momenti successivi.

Come genitori, come professionisti della relazione d’aiuto, abbiamo la responsabilità di  continuare a focalizzarci sui bisogni dei figli in crescita.

Nonostante le crisi personali e relazionali, si può continuare a sostenere la loro fiducia, ponendosi come riferimenti sicuri a cui affidarsi.

 

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