Posts Tagged 'Psicologia'

L’importanza della relazione madre- bambino nel primo anno di vita e fattori di rischio

La relazione tra madre e bambino, costituisce, sin dalla nascita, una risorsa fondamentale per lo sviluppo affettivo infantile. Ci si riferisce alla relazione con la madre o con il caregiver (ovvero la figura di riferimento principale che si prende cura del bambino in maniera continuativa).

manos-3-1315301

Esistono tuttavia delle condizioni di rischio che possono compromettere la qualità della relazione e conseguentemente anche la capacità del bambino di sviluppare al meglio le proprie competenze relazionali e il senso di sicurezza personale.

Secondo Sroufe (1996), il bambino impara a regolarsi proprio grazie all’esperienza di regolazione vissuta con la madre o con la persona che si prende cura di lui. La capacità di regolarsi e organizzarsi è fondamentale affinché il bambino impari ad affrontare efficacemente i fattori di stress durante la crescita.

Preservare il senso di una solida sicurezza emotiva attraverso una buona relazione, rappresenta dunque un importante obiettivo per organizzare le emozioni, i comportamenti e la valutazione di sé e delle relazioni interpersonali (Barone, 2007).

Durante l’interazione avvengono innumerevoli scambi di comunicazione e si stabilisce uno stato di connessione e reciproca regolazione delle emozioni. Tutto ciò è possibile grazie alla capacità della madre di comprendere empaticamente le emozioni, di anticipare i bisogni del bambino e di soddisfarli al momento giusto secondo una sincronia temporale (Tronick e Weinberg, 1997). Tuttavia è irrealistico pensare che una madre debba essere sempre presente ed empaticamente disponibile; infatti nella quotidianità  si verificano molteplici momenti di stress relazionale in cui il bambino è sregolato (piange, urla, richiama la madre) e la madre non è disponibile al momento. Solitamente, tra i 6 ed i 12 mesi, nella relazione i due partner sembrano consolidare la presenza dell’altro, alimentando un processo di comunicazione più complesso dove sintonizzazione, rottura e riparazione si alternano in modo continuo (Beebe e Lachmann, 2002; Sroufe,1995).

La capacità materna di riconoscere le rotture nella sintonia e di riconnettersi col bambino può offrire esperienze di rinnovata sicurezza e fortificare il senso di autoefficacia del bambino. Con la crescita, le coppie madre-bambino mostrano un aumento del loro livello di coordinazione, nei termini di corrispondenza e sincronia (Cohn e Tronick, 1989).

 

La qualità della relazione tra madre e bambino deriva dall’intreccio tra le precoci competenze del bambino e la capacità della madre di interpretarne adeguatamente i segnali, rispondendovi secondo modalità appropriate.

Nell’ambito delle relazioni significative, il bambino apprende progressivamente specifici stili di regolazione della propria tensione emotiva affidandosi alla disponibilità emotiva della madre (Emde, 1980; Sorce e Emde, 1981), la quale, fungendo da elemento regolatore esterno, ne modula gli stati emotivi interni. La corretta interpretazione dei segnali e delle richieste, anche implicite, del bambino si basa sulla tendenza della madre a non produrre distorsioni di significato in base alle proprie aspettative o inferenze, in quanto si fonda su una predisposizione empatica ed accogliente, che tiene conto soprattutto della lettura del suo stato affettivo (Stern, 1985).

La letteratura scientifica, evidenzia come le madri che presentano un rischio depressivo e in condizioni di stress psicosociale, manifestano una maggiore probabilità di condizionare la relazione col neonato interferendo con il processo di sviluppo di un solido senso di sicurezza personale. Le madri che presentano questo doppio rischio, mostrano una minore sensibilità e una più scarsa capacità di cooperazione, uno stato affettivo negativo, una più elevata presenza di comportamenti che interferiscono con lo stato affettivo del bambino. (Tambelli, A.M. Speranza, C. Trentini, F. Odorisio, 2010).

Le madri depresse mostrano importanti limitazioni nell’espressione degli affetti e una  difficoltà a sintonizzarsi con gli stati affettivi dei figli (Stern, 1989), non riuscendo ad accoglierne le emozioni e i bisogni di connessione emotiva. Tale atteggiamento protratto nel tempo, può progressivamente indurre i bambini a  rappresentare se stessi come non competenti e ad avere una scarsa fiducia nella relazione con la madre.

In sintesi, la depressione materna, associata al rischio di vari fattori di stress psicosociale (basso livello socio-economico; isolamento delle famiglie dal contesto sociale; difficoltà economiche e lavorative; disoccupazione; condizioni abitative inadeguate per igiene e spazi; emarginazione sociale), sembrerebbero i più forti elementi predittivi delle conseguenze negative nel bambino ad un anno di vita (Seifer, Dickstein, Sameroff, Magee e Hayden, 2001).

Pertanto, ampliare il focus sulla qualità della relazione con le figure di riferimento, consente di comprendere meglio il normale sviluppo del bambino, così come gli eventuali esiti in senso psicopatologico.

Per tale motivo, interventi che consentono di migliorare la qualità della relazione madre- bambino, hanno anche un valore altamente preventivo di futuri esiti psicopatologici nei bambini.

Annunci

“Genitori efficaci”

“Nella persona vi è una forza che ha una direzione fondamentale positiva. Più l’individuo è accettato e capito profondamente… più si muove in una direzione positiva”

Carl Rogers



Mercoledi 21 Aprile, alle ore 10.30

avrà inizio il corso

“Genitori Efficaci”

versione italiana di Parent Effectiveness Training ideato da Thomas Gordon

presso la libreria “Il mondo che non c’è!”

Via Antonio Lotti, 234

Roma (Zona Infernetto)

Sarà soprattutto un’occasione per fare esperienza di aspetti che rendono efficaci le relazioni significative.

Il corso è tenuto esclusivamente da persone formate dallo IACP ed autorizzate da Gordon Training International. In Italia tali persone sono certificate dall’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (IACP) che ha l’esclusiva del metodo.

Nello specifico sarà proposto dalla dott.ssa Valeria Papa, psicoterapeuta e formatrice autorizzata, che da diversi anni si occupa di attività clinica e formazione nel campo delle relazioni e della comunicazione efficace .

Il corso, ispirato a Carl Rogers, valorizza la sensibilità e la tendenza positiva presente nelle persone, facilitando l’acquisizione delle competenze necessarie per risolvere i numerosi e complessi problemi di relazione e di comunicazione che insorgono quotidianamente nella famiglia.

Tali abilità, una volta acquisite, facilitano realmente la soluzione dei problemi e progressivamente contribuiscono alla creazione di un clima familiare salutare, soddisfacente e produttivo per genitori e figli. Un ulteriore vantaggio è nella possibilità di trasferire tali capacità relazionali in altri contesti come la scuola, il lavoro, le amicizie.

È prevista una forma di apprendimento attiva che impegna i partecipanti nell’ esperienza diretta dei concetti e delle abilità insegnate.

(Il corso è basato sul testo di T.Gordon “Genitori efficaci”, ed. la Meridiana)

Psicoterapia o farmaci? Nuove tendenze. Freud fuori moda?

“Psicoterapia o farmaci? Nuove tendenze. Freud fuori moda?”  Sempre più dilaga una tendenza dal nuovo al vecchio continente: per risparmiare tempo, soldi… e molto altro, le pillole stanno sostituendo la psicoterapia. Recenti studi, hanno rilevato come in America sia più diffusa la tendenza a ricorrere, nell’ambito delle cure medico- psicologiche, ai farmaci piuttosto che alla psicoterapia, le cui percentuali sono notevolmente ridotte dal 44,4% nel 1996- 1997 al 28,9% nel 2004-2005. Un fattore di rilevante influenza che si riscontra nel contesto americano riguarda le assicurazioni sanitarie che, oggi più che in passato rimborsano prevalentemente gli psicofarmaci rispetto alle psicoterapie. Un’inversione di tendenza si riscontra a New York, dove risulta più in voga risolvere i traumi infantili con la terapia della parola, più che con una pillola. Una moda riservata a pochi eletti, ormai. Un bene di lusso, anche se “scomodo” da un punto di vista psico- emotivo.  Un altro fattore, oltre a quello economico sembra essere legato alla mentalità diffusa di considerare il farmaco come un rimedio risolutivo, di facile accesso e di rapida efficacia. In Italia sembra esserci una lieve tendenza all’omologazione americana nella scelta tra psicoterapia e farmaco, pur essendo presente una certa distanza socio- culturale.  Infatti si riscontra una pericolosa tendenza all’associazione meccanica tra disturbo e farmaco che si traduce in una scorciatoia meno impegnativa, più rapida e meno costosa emotivamente oltre che economicamente. La psicoterapia, per contro, si configura come un percorso che coinvolge anima e cuore mescolati al desiderio di mettersi in discussione con umiltà, intelligenza e fiducia. Le emozioni non sono ridotte a mere reazioni neurochimiche svuotate di significato, ma ascoltate, comprese, elaborate in una relazione “sana”: la relazione che cura, per facilitare una maggior consapevolezza nella persona che sceglie il percorso impervio della psicoterapia. Psicoterapia e farmaci, oggi non vengono più ritenute strade inconciliabili e contraddittorie perché in grado di supportarsi  e completarsi a vicenda, soprattutto in alcuni disturbi.  A favore del farmaco tuttavia, gioca un forte sostegno delle industrie farmaceutiche supportate da una corposa letteratura scientifica. È anche vero che nel campo della psicoterapia c’è bisogno di incrementare la ricerca, per tenere duro e non cedere alle tentazioni di sostituirla con strade di più facile accesso. Ma in realtà, si combatte ogni giorno con il mutuo da pagare, le bollette che aumentano e la spesa  da fare e pochi possono permettersi il lusso di star bene “dentro”. Bisogna riscontrare che effettivamente c’è una carenza di offerta pubblica, nonostante la corposa presenza di psicoterapeuti competenti “non convenzionati”. Ma in futuro, cosa ci aspetta? Cureremo davvero ogni disturbo con le pillole, alimentando una solitudine che spesso dilaga silenziosa nelle nostre case, oppure c’è qualche speranza per le relazioni e in particolare le relazioni “sane”?

Valeria Papa

Pubblicato sul sito: www.azionecattolica.it “Il fatto del giorno” del  03-10-2008


luglio: 2018
L M M G V S D
« Mar    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Archivi

Annunci